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Questa Cmap, creata con IHMC CmapTools, contiene informazioni relative a: La siere fiesolana, Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscìo che fan le foglie del gelso ne la man di chi le coglie silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta 5 su l’alta scala che s’annera contro il fusto che s’inargenta con le sue rame spoglie mentre la Luna è prossima a le soglie cerule e par che innanzi a sé distenda un velo 10 ove il nostro sogno giace e par che la campagna già si senta da lei sommersa nel notturno gelo e da lei beva la sperata pace senza vederla. 15 Laudata sii pel tuo viso di perla, o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace l’acqua del cielo! Dolci le mie parole ne la sera ti sien come la pioggia che bruiva 20 tepida e fuggitiva, commiato lacrimoso de la primavera, su i gelsi e su gli olmi e su le viti e su i pini dai novelli rosei diti che giocano con l’aura che si perde, 25 e su ’l grano che non è biondo ancora e non è verde, e su ’l fieno che già patì la falce e trascolora, e su gli olivi, su i fratelli olivi 30 che fan di santità pallidi i clivi e sorridenti. Laudata sii per le tue vesti aulenti, o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce il fien che odora! 35 Io ti dirò verso quali reami d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti eterne a l’ombra de gli antichi rami parlano nel mistero sacro dei monti; e ti dirò per qual segreto 40 le colline su i limpidi orizzonti s’incùrvino come labbra che un divieto chiuda, e perché la volontà di dire le faccia belle oltre ogni uman desire 45 e nel silenzio lor sempre novelle consolatrici, sì che pare che ogni sera l’anima le possa amare d’amor più forte. Laudata sii per la tua pura morte, 50 o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare le prime stelle! interpretazione L'umanizzazione della natura Con una modalità tipica del Decadentismo, il poeta intuisce il mistero della natura e riesce a dire l’ineffabile grazie alla propria sensibilità . Lo stato d’animo dell’io lirico si rispecchia nella natura, sentita come una fraterna compagna dell’esistenza e crea immagini estetizzanti di bellezza e di spiritualità decadente: • la Luna distende un manto di luminosità (v. 8-9); • la campagna beve avidamente la pace notturna dalla luce lunare (vv. 1-14); • la Sera ha un viso chiaro e trasparente di perla, grandi occhi umidi (vv. 15-16), vesti profumate e una cintura (l’orizzonte) che le circonda i fianchi (vv. 32-34); • la pioggia è come un commosso saluto della primavera (v. 21); • i germogli dei pini sono rosei, come le dita dei bimbi e giocano con il vento (vv. 23-24); • il fieno falciato è come se avesse sofferto sotto la falce (patì la falce attribuisce al fieno una vita, v. 27); • gli olivi sono detti fratelli (v. 29), hanno un pallore di santità e trasmettono ai colli l’effetto di un sorriso; • il fiume Arno sembra chiamare il poeta e la sua compagna, per rivelare loro un misterioso segreto (vv. 35-38); • le colline sono personificate dal paragone con le labbra femminili, custodiscono un segreto che vorrebbero rivelare, ma non possono farlo e il loro silenzio le rende belle, affascinanti e consolatrici (vv. 40-46)., da un ritornello di laudi in tre versi liberi di cui primo verso rima con l'ultimo della strofa precedente, Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscìo che fan le foglie del gelso ne la man di chi le coglie silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta 5 su l’alta scala che s’annera contro il fusto che s’inargenta con le sue rame spoglie mentre la Luna è prossima a le soglie cerule e par che innanzi a sé distenda un velo 10 ove il nostro sogno giace e par che la campagna già si senta da lei sommersa nel notturno gelo e da lei beva la sperata pace senza vederla. 15 Laudata sii pel tuo viso di perla, o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace l’acqua del cielo! Dolci le mie parole ne la sera ti sien come la pioggia che bruiva 20 tepida e fuggitiva, commiato lacrimoso de la primavera, su i gelsi e su gli olmi e su le viti e su i pini dai novelli rosei diti che giocano con l’aura che si perde, 25 e su ’l grano che non è biondo ancora e non è verde, e su ’l fieno che già patì la falce e trascolora, e su gli olivi, su i fratelli olivi 30 che fan di santità pallidi i clivi e sorridenti. Laudata sii per le tue vesti aulenti, o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce il fien che odora! 35 Io ti dirò verso quali reami d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti eterne a l’ombra de gli antichi rami parlano nel mistero sacro dei monti; e ti dirò per qual segreto 40 le colline su i limpidi orizzonti s’incùrvino come labbra che un divieto chiuda, e perché la volontà di dire le faccia belle oltre ogni uman desire 45 e nel silenzio lor sempre novelle consolatrici, sì che pare che ogni sera l’anima le possa amare d’amor più forte. Laudata sii per la tua pura morte, 50 o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare le prime stelle! 3^ strofa il poeta si rivolge ancora alla donna: io ti dirò verso quali regni favolosi (reami) d’amore ci invita (chiama) l’Arno, le cui sorgenti perenni (fonti eterne sul monte Falterona) gorgogliano (parlano) all’ombra degli alberi secolari (antichi rami) nel mistero sacro dei monti; e ti dirò per quale segreto le colline si pieghino sinuosamente (s’incurvino) stagliandosi sulla linea dell’orizzonte, come labbra chiuse da un divieto e perché il desiderio (la volontà) di rivelare quel segreto le renda belle, al di là (oltre) di ogni umano desiderio (desire), e le renda, pur nella loro bellezza silenziosa, sempre nuove e consolatrici (novelle consolatrici), così che sembra (pare) che ogni sera l’anima le possa am, il poeta si rivolge ad una presenza femminile incorporea e spera che le sue parole siano fresche come il lieve rumore delle foglie di gelso nelle mani di chi, benché sia tardi, le raccoglie lentamente (opra: arcaico per “opera”, lavoro) stando sulla scala che (con il sopraggiungere della sera) diventa sempre più scura, appoggiata al tronco; l’albero invece si illumina di riflessi argentei (s’inargenta) con i suoi rami spogli, mentre la luna, prima di sorgere al limite dell’orizzonte azzurro (le soglie cerule), sembra distendere un chiarore (un velo) nel quale il sogno estatico del poeta e della donna si abbandona, e mentre la campagna sembra immergersi nella frescura della notte (notturno gelo), ricevendo dalla luna, prima ancora di vederla, il refrigerio tanto atteso dopo il caldo del giorno (la sperata pace). nucleo tematico Il poeta si rivolge alla donna e le descrive ciò che vede, sperando che le sue parole le giungano fresche come il fruscio delle foglie di gelso e dolci come la pioggerella primaverile. L’attenzione è rivolta alla campagna toscana contemplata dal colle di Fiesole nelle ore della sera: il paesaggio acquista riflessi argentei poco prima del sorgere della luna. La donna è al momento una figura ancora indeterminata e solo più avanti (come si vedrà nella Pioggia nel pineto) assumerà il nome mitologico di Ermione. Il velo di luce prodotto dalla luna diventa nell'ardita immaginazione del poeta una sorta di lenzuolo sul quale si adagia il sogno di pace e d'amore suo e della sua copagna., Sii lodata, o Sera, per il tuo dolce svanire nella notte (pura morte), per l’attesa (della notte) che in te fa risplendere (palpitare) la luce delle prime stelle. nucleo tematico La terza lauda descrive la fine della sera e il suo graduale dissolversi nella notte con il luccichìo delle prime stelle (la tua pura morte,/o Sera... che in te fa palpitare/le prime stelle!)., svolge un suo motivo, è autonoma dalle altre nella prima pubblicazione ciascuna aveva un titolo, Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscìo che fan le foglie del gelso ne la man di chi le coglie silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta 5 su l’alta scala che s’annera contro il fusto che s’inargenta con le sue rame spoglie mentre la Luna è prossima a le soglie cerule e par che innanzi a sé distenda un velo 10 ove il nostro sogno giace e par che la campagna già si senta da lei sommersa nel notturno gelo e da lei beva la sperata pace senza vederla. 15 Laudata sii pel tuo viso di perla, o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace l’acqua del cielo! Dolci le mie parole ne la sera ti sien come la pioggia che bruiva 20 tepida e fuggitiva, commiato lacrimoso de la primavera, su i gelsi e su gli olmi e su le viti e su i pini dai novelli rosei diti che giocano con l’aura che si perde, 25 e su ’l grano che non è biondo ancora e non è verde, e su ’l fieno che già patì la falce e trascolora, e su gli olivi, su i fratelli olivi 30 che fan di santità pallidi i clivi e sorridenti. Laudata sii per le tue vesti aulenti, o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce il fien che odora! 35 Io ti dirò verso quali reami d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti eterne a l’ombra de gli antichi rami parlano nel mistero sacro dei monti; e ti dirò per qual segreto 40 le colline su i limpidi orizzonti s’incùrvino come labbra che un divieto chiuda, e perché la volontà di dire le faccia belle oltre ogni uman desire 45 e nel silenzio lor sempre novelle consolatrici, sì che pare che ogni sera l’anima le possa amare d’amor più forte. Laudata sii per la tua pura morte, 50 o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare le prime stelle! figure retoriche Onomatopea l’allitterazione di “f”, “r” ed “s” riproduce il suono del fruscio delle foglie “FReSche le mie paRole ne la SeRa / ti Sien come il FRuscio che Fan le Foglie”,(vv. 1-2), Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscìo che fan le foglie del gelso ne la man di chi le coglie silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta 5 su l’alta scala che s’annera contro il fusto che s’inargenta con le sue rame spoglie mentre la Luna è prossima a le soglie cerule e par che innanzi a sé distenda un velo 10 ove il nostro sogno giace e par che la campagna già si senta da lei sommersa nel notturno gelo e da lei beva la sperata pace senza vederla. 15 Laudata sii pel tuo viso di perla, o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace l’acqua del cielo! Dolci le mie parole ne la sera ti sien come la pioggia che bruiva 20 tepida e fuggitiva, commiato lacrimoso de la primavera, su i gelsi e su gli olmi e su le viti e su i pini dai novelli rosei diti che giocano con l’aura che si perde, 25 e su ’l grano che non è biondo ancora e non è verde, e su ’l fieno che già patì la falce e trascolora, e su gli olivi, su i fratelli olivi 30 che fan di santità pallidi i clivi e sorridenti. Laudata sii per le tue vesti aulenti, o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce il fien che odora! 35 Io ti dirò verso quali reami d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti eterne a l’ombra de gli antichi rami parlano nel mistero sacro dei monti; e ti dirò per qual segreto 40 le colline su i limpidi orizzonti s’incùrvino come labbra che un divieto chiuda, e perché la volontà di dire le faccia belle oltre ogni uman desire 45 e nel silenzio lor sempre novelle consolatrici, sì che pare che ogni sera l’anima le possa amare d’amor più forte. Laudata sii per la tua pura morte, 50 o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare le prime stelle! figure retoriche Sinestesia fresche le mie parole” (v. 1); “dolci le mie parole” (v. 18), Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscìo che fan le foglie del gelso ne la man di chi le coglie silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta 5 su l’alta scala che s’annera contro il fusto che s’inargenta con le sue rame spoglie mentre la Luna è prossima a le soglie cerule e par che innanzi a sé distenda un velo 10 ove il nostro sogno giace e par che la campagna già si senta da lei sommersa nel notturno gelo e da lei beva la sperata pace senza vederla. 15 Laudata sii pel tuo viso di perla, o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace l’acqua del cielo! Dolci le mie parole ne la sera ti sien come la pioggia che bruiva 20 tepida e fuggitiva, commiato lacrimoso de la primavera, su i gelsi e su gli olmi e su le viti e su i pini dai novelli rosei diti che giocano con l’aura che si perde, 25 e su ’l grano che non è biondo ancora e non è verde, e su ’l fieno che già patì la falce e trascolora, e su gli olivi, su i fratelli olivi 30 che fan di santità pallidi i clivi e sorridenti. Laudata sii per le tue vesti aulenti, o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce il fien che odora! 35 Io ti dirò verso quali reami d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti eterne a l’ombra de gli antichi rami parlano nel mistero sacro dei monti; e ti dirò per qual segreto 40 le colline su i limpidi orizzonti s’incùrvino come labbra che un divieto chiuda, e perché la volontà di dire le faccia belle oltre ogni uman desire 45 e nel silenzio lor sempre novelle consolatrici, sì che pare che ogni sera l’anima le possa amare d’amor più forte. Laudata sii per la tua pura morte, 50 o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare le prime stelle! figure retoriche Anafore “ti sien come…” (vv. 2 e 19) “Laudata sii…/ o Sera” (vv.15-16; 32-33 e 49-50) “e su” (vv. 23, 25, 27, 29) “io ti dirò… e ti dirò” (vv. 35 e 39), LA SERA FIESOLANA relativa a tarda primavera, Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscìo che fan le foglie del gelso ne la man di chi le coglie silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta 5 su l’alta scala che s’annera contro il fusto che s’inargenta con le sue rame spoglie mentre la Luna è prossima a le soglie cerule e par che innanzi a sé distenda un velo 10 ove il nostro sogno giace e par che la campagna già si senta da lei sommersa nel notturno gelo e da lei beva la sperata pace senza vederla. 15 Laudata sii pel tuo viso di perla, o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace l’acqua del cielo! Dolci le mie parole ne la sera ti sien come la pioggia che bruiva 20 tepida e fuggitiva, commiato lacrimoso de la primavera, su i gelsi e su gli olmi e su le viti e su i pini dai novelli rosei diti che giocano con l’aura che si perde, 25 e su ’l grano che non è biondo ancora e non è verde, e su ’l fieno che già patì la falce e trascolora, e su gli olivi, su i fratelli olivi 30 che fan di santità pallidi i clivi e sorridenti. Laudata sii per le tue vesti aulenti, o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce il fien che odora! 35 Io ti dirò verso quali reami d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti eterne a l’ombra de gli antichi rami parlano nel mistero sacro dei monti; e ti dirò per qual segreto 40 le colline su i limpidi orizzonti s’incùrvino come labbra che un divieto chiuda, e perché la volontà di dire le faccia belle oltre ogni uman desire 45 e nel silenzio lor sempre novelle consolatrici, sì che pare che ogni sera l’anima le possa amare d’amor più forte. Laudata sii per la tua pura morte, 50 o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare le prime stelle! 1^ ritornello Sii lodata, o Sera, per il tuo viso bianco-perla, e per i grandi umidi occhi, ove ristagna la pioggia. I grandi umidi occhi della sera sono le pozze di rugiada in cui si rispecchia il cielo, Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscìo che fan le foglie del gelso ne la man di chi le coglie silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta 5 su l’alta scala che s’annera contro il fusto che s’inargenta con le sue rame spoglie mentre la Luna è prossima a le soglie cerule e par che innanzi a sé distenda un velo 10 ove il nostro sogno giace e par che la campagna già si senta da lei sommersa nel notturno gelo e da lei beva la sperata pace senza vederla. 15 Laudata sii pel tuo viso di perla, o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace l’acqua del cielo! Dolci le mie parole ne la sera ti sien come la pioggia che bruiva 20 tepida e fuggitiva, commiato lacrimoso de la primavera, su i gelsi e su gli olmi e su le viti e su i pini dai novelli rosei diti che giocano con l’aura che si perde, 25 e su ’l grano che non è biondo ancora e non è verde, e su ’l fieno che già patì la falce e trascolora, e su gli olivi, su i fratelli olivi 30 che fan di santità pallidi i clivi e sorridenti. Laudata sii per le tue vesti aulenti, o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce il fien che odora! 35 Io ti dirò verso quali reami d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti eterne a l’ombra de gli antichi rami parlano nel mistero sacro dei monti; e ti dirò per qual segreto 40 le colline su i limpidi orizzonti s’incùrvino come labbra che un divieto chiuda, e perché la volontà di dire le faccia belle oltre ogni uman desire 45 e nel silenzio lor sempre novelle consolatrici, sì che pare che ogni sera l’anima le possa amare d’amor più forte. Laudata sii per la tua pura morte, 50 o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare le prime stelle! figure retoriche Metafore “soglie / cerule” (vv. 8-9); “beva la sperata pace” (v. 13); “grandi umidi occhi ove si tace / l’acqua del ciel” (vv. 16-17); “vesti aulenti” (v. 32); “cinto che ti cinge” (v. 33); “pura morte” (v. 49);, il poeta si rivolge ancora alla donna: io ti dirò verso quali regni favolosi (reami) d’amore ci invita (chiama) l’Arno, le cui sorgenti perenni (fonti eterne sul monte Falterona) gorgogliano (parlano) all’ombra degli alberi secolari (antichi rami) nel mistero sacro dei monti; e ti dirò per quale segreto le colline si pieghino sinuosamente (s’incurvino) stagliandosi sulla linea dell’orizzonte, come labbra chiuse da un divieto e perché il desiderio (la volontà) di rivelare quel segreto le renda belle, al di là (oltre) di ogni umano desiderio (desire), e le renda, pur nella loro bellezza silenziosa, sempre nuove e consolatrici (novelle consolatrici), così che sembra (pare) che ogni sera l’anima le possa am nucleo tematico Introduce il tema del mistero della natura, che il mormorio delle sorgenti dell’Arno e il dolce profilo delle colline sembrano comunicare all’uomo, Il poeta si augura che le sue parole le siano dolci, come la pioggia primaverile che sta cedendo all’estate, poco prima picchiettava leggera e veloce (bruiva tepida e fuggitiva) sui gelsi, sugli olmi, sulle viti, sulle nuove gemme (novelli rosei diti) dei pini, i quali si muovono (giocano) alla leggera brezza che subito svanisce (l’aura che si perde), sul grano dal colore giallo-verde ancora in fase di maturazione, sul fieno falciato (patì la falce: sopportò la falce) che, diventando secco, cambia gradualmente colore (trascolora), e sugli ulivi che danno alle colline (i clivi) il colore verde pallido delle loro foglie, simbolo di pace (santità) e di gioia (sorridenti). nucleo tematico Ricorda che durante la giornata è piovuto, ed elenca tutte le piante su cui la pioggia è caduta. Nella seconda lauda continua il tema della vegetazione unitamente alle sensazioni olfattive (tue vesti aulenti... il fien che odora!)., Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscìo che fan le foglie del gelso ne la man di chi le coglie silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta 5 su l’alta scala che s’annera contro il fusto che s’inargenta con le sue rame spoglie mentre la Luna è prossima a le soglie cerule e par che innanzi a sé distenda un velo 10 ove il nostro sogno giace e par che la campagna già si senta da lei sommersa nel notturno gelo e da lei beva la sperata pace senza vederla. 15 Laudata sii pel tuo viso di perla, o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace l’acqua del cielo! Dolci le mie parole ne la sera ti sien come la pioggia che bruiva 20 tepida e fuggitiva, commiato lacrimoso de la primavera, su i gelsi e su gli olmi e su le viti e su i pini dai novelli rosei diti che giocano con l’aura che si perde, 25 e su ’l grano che non è biondo ancora e non è verde, e su ’l fieno che già patì la falce e trascolora, e su gli olivi, su i fratelli olivi 30 che fan di santità pallidi i clivi e sorridenti. Laudata sii per le tue vesti aulenti, o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce il fien che odora! 35 Io ti dirò verso quali reami d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti eterne a l’ombra de gli antichi rami parlano nel mistero sacro dei monti; e ti dirò per qual segreto 40 le colline su i limpidi orizzonti s’incùrvino come labbra che un divieto chiuda, e perché la volontà di dire le faccia belle oltre ogni uman desire 45 e nel silenzio lor sempre novelle consolatrici, sì che pare che ogni sera l’anima le possa amare d’amor più forte. Laudata sii per la tua pura morte, 50 o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare le prime stelle! 2^ ritornello Sii lodata, o Sera, per le tue vesti profumate (aulenti) e per la linea luminosa del cielo (l’orizzonte) che avvolge la tua veste, come il ramo del salice lega i fasci di fieno profumato, 3 strofe di 14 vv di lunghezza diversa ognuna svolge un suo motivo, è autonoma dalle altre, Sii lodata, o Sera, per le tue vesti profumate (aulenti) e per la linea luminosa del cielo (l’orizzonte) che avvolge la tua veste, come il ramo del salice lega i fasci di fieno profumato nucleo tematico Nella seconda lauda continua il tema della vegetazione unitamente alle sensazioni olfattive (tue vesti aulenti... il fien che odora!), Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscìo che fan le foglie del gelso ne la man di chi le coglie silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta 5 su l’alta scala che s’annera contro il fusto che s’inargenta con le sue rame spoglie mentre la Luna è prossima a le soglie cerule e par che innanzi a sé distenda un velo 10 ove il nostro sogno giace e par che la campagna già si senta da lei sommersa nel notturno gelo e da lei beva la sperata pace senza vederla. 15 Laudata sii pel tuo viso di perla, o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace l’acqua del cielo! Dolci le mie parole ne la sera ti sien come la pioggia che bruiva 20 tepida e fuggitiva, commiato lacrimoso de la primavera, su i gelsi e su gli olmi e su le viti e su i pini dai novelli rosei diti che giocano con l’aura che si perde, 25 e su ’l grano che non è biondo ancora e non è verde, e su ’l fieno che già patì la falce e trascolora, e su gli olivi, su i fratelli olivi 30 che fan di santità pallidi i clivi e sorridenti. Laudata sii per le tue vesti aulenti, o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce il fien che odora! 35 Io ti dirò verso quali reami d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti eterne a l’ombra de gli antichi rami parlano nel mistero sacro dei monti; e ti dirò per qual segreto 40 le colline su i limpidi orizzonti s’incùrvino come labbra che un divieto chiuda, e perché la volontà di dire le faccia belle oltre ogni uman desire 45 e nel silenzio lor sempre novelle consolatrici, sì che pare che ogni sera l’anima le possa amare d’amor più forte. Laudata sii per la tua pura morte, 50 o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare le prime stelle! figure retoriche Epizeusi “sugli ulivi, sui fratelli ulivi” (v. 29), LA SERA FIESOLANA testo Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscìo che fan le foglie del gelso ne la man di chi le coglie silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta 5 su l’alta scala che s’annera contro il fusto che s’inargenta con le sue rame spoglie mentre la Luna è prossima a le soglie cerule e par che innanzi a sé distenda un velo 10 ove il nostro sogno giace e par che la campagna già si senta da lei sommersa nel notturno gelo e da lei beva la sperata pace senza vederla. 15 Laudata sii pel tuo viso di perla, o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace l’acqua del cielo! Dolci le mie parole ne la sera ti sien come la pioggia che bruiva 20 tepida e fuggitiva, commiato lacrimoso de la primavera, su i gelsi e su gli olmi e su le viti e su i pini dai novelli rosei diti che giocano con l’aura che si perde, 25 e su ’l grano che non è biondo ancora e non è verde, e su ’l fieno che già patì la falce e trascolora, e su gli olivi, su i fratelli olivi 30 che fan di santità pallidi i clivi e sorridenti. Laudata sii per le tue vesti aulenti, o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce il fien che odora! 35 Io ti dirò verso quali reami d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti eterne a l’ombra de gli antichi rami parlano nel mistero sacro dei monti; e ti dirò per qual segreto 40 le colline su i limpidi orizzonti s’incùrvino come labbra che un divieto chiuda, e perché la volontà di dire le faccia belle oltre ogni uman desire 45 e nel silenzio lor sempre novelle consolatrici, sì che pare che ogni sera l’anima le possa amare d’amor più forte. Laudata sii per la tua pura morte, 50 o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare le prime stelle!, 3 strofe di 14 vv di lunghezza diversa intercalate da un ritornello di laudi in tre versi liberi